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Cantine di Sicilia.... degustare la vita |
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Valle dell'Acate

Valle dell'Acate sorge nel feudo Bidini
tra i colli sinuosi della valle del Dirillo. L'azienda è una
delle realtà più intraprendenti nel panorama enoico della
Sicilia sud orientale, impegnata nel proseguire e valorizzare
l'antichissima tradizione vitivinicola della provincia di
Ragusa, il famoso triangolo di territorio tra Acate, Comiso e
Vittoria.
La cantina viene fondata per iniziativa della famiglia Jacono,
da sempre dedita alla viticoltura e alla produzione di vino sin
da quando Vittoria era il centro siciliano più attivo
nell'esportazione del vino destinato al mercato francese, alla
fine del XIX secolo.
Forte di questa eredità Valle dell'Acate si è specializzata
nella coltivazione dei vitigni autoctoni più pregiati che
rigogliosi crescono nelle terre del feudo, e all'ottenimento di
grandi vini, tra i quali il lustro della produzione vinicola
siciliana, il Cerasuolo di Vittoria D.O.C.G.
Lo spirito dell'azienda si fa interprete di un modo di fare
vino, dove l'antica tradizione vinicola e la natura si combinano
profondamente divenendo la ragion d'essere della straordinaria
qualità dei suoi vini.
Da allora tale vocazione è stata custodita e tramandata nel
tempo, con la volontà di perfezionare e far conoscere la propria
produzione a livello internazionale.
I vini Valle dell'Acate narrano la storia e la bellezza
naturalistica del feudo Bidini. Un sito dalla valenza
archeologica che, dato il rinvenimento di una necropoli,
testimonia il fiorente passato vissuto sotto la dominazione dei
greci.
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La natura incontaminata, i filari di uva che ricamano i declivi,
i riflessi argillosi del terreno ricreano un vero paradiso
naturale in cui dominano silenziosi il vecchio palmento e la
"dispensa".
La suggestiva architettura in pietra rievoca l'antico mondo
contadino, facendo rivivere, in un'atmosfera in cui il tempo
sembra essersi fermato, il modo in cui una volta si faceva il
vino. Nell'ampio locale riposano i torchi Dal Negro che hanno
sostituito la vecchia "cianca" deputata alla spremitura
dell'uva.
Luminose spiccano le grandi aperture che servivano per
introdurre "nelle piste" del palmento l'uva appena raccolta. Qui
un tempo donne, uomini e bambini si dilettavano a pestare l'uva
a suon di canti e filastrocche.
Perfettamente integri sono rimasti i canali attraverso cui
defluiva il mosto appena ottenuto che, "per caduta", si avviava
alla dispensa.
Consapevoli dell'inestimabile valore delle tradizioni, Giuseppe
e Gaetana Jacono hanno intrapreso nel 2001 una rilevante opera
di restauro del vecchio palmento che ha restituito alla
costruzione il suo antico splendore.
La storicità e il fascino di questa costruzione incantano lo
sguardo
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